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Comunicato
stampa della Lav Umbria-Perugia
23
marzo 2006 - LEISHMANIOSI
NEL CANILE DI TERNI; LA LAV DENUNCIA: ORDINANZA ILLEGALE, ALLARME
SOCIALE.
TEST RAPIDI E RISULTATI “POSITIVI” NON INDICANO CHE
LA MALATTIA E’ IN CORSO; NESSUN PRATICO CONTAGIO PER GLI UMANI;
NO AD ATTEGGIAMENTI SCONSIDERATI; SI AL RISANAMENTO
IGIENICO SANITARIO DEI CANILI.
A differenza di quanto viene affermato nell’Ordinanza Sindacale
(prot. 0035337 del 28.2.2006, notificata alla LAV di Perugia il
23 c.m.) il Regolamento di Polizia Veterinaria, approvato con DPR
320 del 08/02/ 1954 NON PREVEDE L’EUTANASIA e la Legge 281/91
NON GIUSTIFICA la proposizione di ORDINANZE di abbattimento di animali
eventualmente ammalati, consente, soltanto, al veterinario ufficiale
del canile di procedere alla soppressione eutanasica del soli cani
gravemente ammalati e INCURABILI. L’eutanasia può essere,
quindi, singola e non generalizzata, cosa di cui a l Canile di Colleluna
non si è tenuto conto.
Dovremo verificare, inoltre, quando la ASL di Terni ci consentirà
di accedere alle cartelle cliniche dei cani vittime dell’eutanasia
(come da noi richiesto con ns del 21 Marzo c.a), se sia stata o
meno fatta una diagnosi completa, clinica, sierologica e parassitologica
, e che i 33 cani fossero davvero allo stato terminale della malattia,
perché se la malattia non era, per tutti i 33 cani sacrificati,
di elevata gravità i cani si potevano e si DOVEVANO, per
motivi etici e legali, CURARE.
L’A.N.M.V.I. – associazione Nazionale Medici Veterinari
Italiani ( Federazione delle Associazioni Professionali Veterinarie
Italiane, in una nota del 27 Ottobre 1999, inviata al Ministero
della Sanità, a tutti gli Ordini Veterinari a tutte le ASL
– servizio Veterinario , chiedeva letteralmente:
“In seguito ai provvedimenti di abbattimento dei cani
affetti da leishmaniosi presi dai servizi Veterinari di diverse
ASL, si chiede su quali basi scientifiche, epidemiologiche ed etiche
queste ASL siano giunte ad emanare provvedimenti così drastici
e così contrari a quella tutela e cura della salute animale
che, oggi, con i progressi scientifici effettuati anche in campo
veterinario, consente di tenere assolutamente sotto controllo, quando
non curare definitivamente, anche queste patologie, annullando di
conseguenza tutti i problemi che potrebbero in via teorica derivare
alla salute umana”.
La presunta pericolosità del cane è, quindi, teorica
e non pratica così come testimoniato anche da prove che rilevano
che su 2500 cani colpiti da leishmaniosi, con una frequentazione
di circa 7.500 persone, non si sia verificato NESSUN caso di contagio
“animale-uomo”, il che induce a sostenere che i cani
attirano su di sé i flebotomi ( insetti ematofagi che volano
e pungono nelle ore serali) e pertanto agiscono da prevenzione nei
riguardi degli umani.
A Terni, il Sindaco e la ASL hanno ucciso 33 cani e
hanno creato un allarme sociale che potrebbe portare ad atteggiamenti
sconsiderati da parte dei cittadini.
La LAV fa appello ai mezzi di informazione e alle Istituzioni affinché
questa malattia, al pari di altre, non sia di uso strumentale:
- al disinteressamento dei sindaci nei confronti degli animali a
loro affidati, invece, di preoccuparsi, come stabilisce la legge,
del loro benessere;
- alla “riduzione dei cani nei canili” così come
all’abbandono dei cani dei privati ;
- ad analisi sbrigative e semplificate;
- a non effettuare terapie immediate su quei soggetti identificati
come malati (che non possono essere improvvisamente 33 , come è
avvenuto a Terni);
- a non provvedere a quelle campagne di informazione fortemente
necessarie a diffondere conoscenza e comportamenti corretti nei
riguardi degli animali non umani;
- a non voler provvedere a stipulare convenzioni con veterinari
liberi professionisti, in modo da garantire un aiuto economico a
tutti i cittadini (e ai loro cani);
- a non voler accettare l’inutilità della “soppressione”
dei cani (come di altri animali: vedi le ordinanze contro piccioni..)in
quanto anche nel caso si uccidessero tutti i cani presenti nel canile,
non si potrebbe evitare di introdurne altri con la stessa parassitosi,
e che, inoltre, la leshmaniosi colpisce tutti i mammiferi, quindi,
che la vera profilassi ha bisogno di altri sistemi;
- a non provvedere al risanamento dei luoghi dove nidificano e prosperano
gli insetti responsabili della trasmissione: anche perché,
qualora ci fosse una responsabilità del veterinario responsabile
della struttura, a fare diventare l’area stessa un “covo”
di flebotoni pericolosi per la salute pubblica, questa responsabilità
andrebbe perseguita.
La LAV ha inoltrato DIFFIDA nei confronti del Sindaco di
Terni e del Responsabile della ASL n. 4 , inviandola p.c.
al Ministero della Salute, perché nessun altro provvedimento,
volto ad attuare (altre) soppressioni, venga messo in essere dal
Comune di Terni e si riserva di inoltrare denuncia/querela alla
Magistratura nel rispetto delle Leggi vigenti in materia di tutela
degli animali non umani.
Graziella
Gori
Responsabile LAV Umbria-Perugia
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