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la parola all'esperto        

La zecca, il parassita più odiato e temuto

del dott. Giovanni Maria Raimondi (medico veterinario libero professionista)


 
 

In "La parola all'esperto", a cura del dottor GIOVANNI MARIA RAIMONDI, medico veterinario libero professionista -- Dopo aver trattato, nel precedente articolo, del più frequente “passeggero” dei nostri animali domestici, questa volta parliamo di quello più odiato e temuto: la zecca. Presente, salvo rare eccezioni, di solito solo nei mesi estivi, è anch’esso un parassita ematofago (si nutre del sangue del suo ospite). Di dimensioni maggiori rispetto alle pulci (2-10 mm), le zecche parassitano, oltre ai mammiferi, anche rettili e uccelli. Appartengono a due famiglie: Ixodidae ed Argadidae, rispettivamente zecche “dure” e zecche “molli”. Mentre le seconde interessano per lo più gli uccelli, le prime sono parassiti molto comuni dei nostri cani e dei nostri gatti (ma anche di cavalli, roditori, ruminanti, etc.). Presentano dimorfismo sessuale accentuato: le femmine sono molto più grandi dei maschi, hanno corpo più elastico e addome maggiormente dilatabile. In base ai loro cicli biologici si dividono in zecche a uno, due o tre ospiti. Dalle uova nascono le larve, queste ultime si trasformano in ninfe che poi evolvono in adulti. Mentre il genere Ixodes è parassita di varie specie di animali, il genere Rhipicephalus è quasi esclusivo del cane. Dopo essersi attaccata al pelo del cane, la zecca raggiunge la cute e conficca il suo apparato buccale nella pelle, inoculando saliva dalle proprietà anticoagulanti e vasodilatatrici. Dopo il pasto, si stacca per compiere poi il ciclo “a terra”, notevolmente più lungo del ciclo sull’animale, durante il quale le zecche depongono le uova. Questi parassiti sono giustamente temuti dai proprietari di cani e gatti, vista l’innumerevole lista di malattie che possono trasmettere sia agli animali che all’uomo. Ricordiamo tra queste: la Piroplasmosi (malattia da protozoi) che può colpire bovini, equini, caprini, ovini, suini, canidi e felidi; Tularemia e Brucellosi (da batteri) che possono colpire bovini, caprini, ovini, suini e anche l’uomo; la Rickettsiosi che colpisce l’uomo come anche il Tifo da zecche e la Febbre Q, e virus che possono causare encefaliti nell’uomo. Le zecche sono causa anche della cosiddetta paralisi da zecche che colpisce l’uomo forse su base neurotossica. Ma anche senza la trasmissione di malattie, in caso di infestazioni massive, l’azione contemporanea di migliaia di zecche che suggono sangue può risultare letale per la grave anemia che ne consegue. Visto quanto sopra è più che giustificata la preoccupazione dei proprietari riguardo alle zecche. Ma cosa si può fare per eliminarle? Se è presente sull’animale una sola o poche zecche è sufficiente bagnarle con dell’olio per poi estrarle mediante una leggera trazione e rotazione, dopo aver atteso circa dieci minuti. L’olio occlude gli stigmi respiratori, attraverso i quali la zecca respira quando la sua “bocca” è infissa nella cute, costringendola a “mollare la presa”. Mai tirare la zecca senza questo accorgimento! Potrebbe rimanere infisso il rostro e causare reazioni e infezioni locali cutanee. Nei casi di infestazione massiva, invece, bisogna ricorrere ad antiparassitari spray o iniettabili.

 

         
 
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