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parassiti del cane  

I parassiti esterni

del cane e del gatto

 
 

PULCI
Sono insetti succhiatori di sangue che vivono sull’animale, con un ciclo vitale che va dai 6 agli 8 mesi. Le femmine depositano alcune centinaia di uova, non sull’animale ma nell’ambiente. La loro presenza (anche se è limitata a 4-5 ore) al giorno è riscontrabile attraverso gli escrementi simili a granelli di sabbia, situati alla base del pelo, in particolare sulla testa, sul collo e sul dorso dell’animale. Il soggetto infestato diventa nervoso, si morde e si gratta. La saliva della pulce può causare allergia ad alcuni cani, più raramente ai gatti, con sintomi simili a quelli dell’orticaria: il pelo inizia così a cadere e compaiono croste sul dorso, sulla schiena e alla base della coda. L’infestazione da pulci non va mai sottovalutata (soprattutto nei cuccioli e nei gattini dove può dare anemie in alcuni casi anche gravi, e il cane, ingerendole, può prendersi la tenia. Per debellarle si deve agire in maniera duplice: verso l’animale, con bagni, spugnature, shampoo, spray, gocce, compresse etc; verso l’ambiente, con disinfezione dei luoghi dove l’animale vive (cuccia, poltrone, nonché tappeti, pattumiere, etc.).

PIDOCCHI
Anch’essi sono succhiatori di sangue, e si nutrono di detriti e materiali vari che si trovano sulla cute dell’animale. Quelli che colpiscono il cane sono il cosiddetto “pidocchio pungitore” e il “pidocchio succhiatore”, mentre nel gatto è importante solo il “pidocchio pungitore”. Nessuna di queste specie attacca l’uomo. Misurano circa 1-2 millimetri; il loro ciclo biologico va da 14 a 21 giorni: le femmine depongono le uova che aderiscono ai peli (lendini), si trasformano in ninfe e, sempre sull’ospite, poi in adulti attraverso diversi stadi evolutivi. Quindi l’infestazione si trasmette mediante il contatto diretto tra soggetto sano e soggetto infestato, oppure indirettamente tramite l’utilizzo di spazzole e pettini contaminati. I sintomi sono: prurito, untuosità e opacità del pelo, crosticine sulla pelle; si può evidenziare anche un forte odore acre. Anche in questo caso il trattamento diretto della parassitosi prevede l’utilizzo di prodotti insetticidi; per quanto riguarda l’ambiente il problema è minore rispetto alle infestazioni da pulci, perché i pidocchi non sopravvivono più di 2-3 giorni al di fuori dell’ospite. La loro presenza è legata soprattutto a condizioni igieniche precarie e colpiscono generalmente soggetti giovani.

ZECCHE
Anche questi temibili parassiti vivono del sangue dell’animale, ma diversamente dagli altri si ancorano all’ospite attraverso l’ipostoma, formato da otto arti con due artigli ed una ventosa. La femmina, dopo la fecondazione, cade a terra deponendo le uova in posti riparati, la larva che esce si attacca all’ospite, e nutrendosi diventa ninfa che poi muta in forma adulta. Ogni femmina può deporre da 3000 a 5000 uova dotate di notevole resistenza. Nei cani e nei gatti vivono principalmente due tipi di zecche: il primo è rappresentato da parassiti che compaiono dai mesi primaverili a quelli estivi con maschi di colore rosso-marrone scuro, lunghi 2-3 millimetri con corpo piatto e 8 piccole zampe, mentre le femmine sono più grandi (4-10 millimetri) e grigiastre. Il secondo tipo, meno frequente, con parassiti molto piccoli (1-2 millimetri al massimo), di colore violaceo. Le zecche si localizzano soprattutto sulla testa (fronte, orecchie, labbra, palpebre), sul collo e tra le dita, ma anche in qualsiasi altra parte. Vicino a dove sta attaccata la zecca è presente una reazione eritematosa che può evolvere in una lesione nodulare solida con un corpo centrale dovuto al morso della zecca. Se oltre alle lesioni cutanee compaiono altri sintomi, è necessario effettuare un analisi clinica approfondita ed esami ematologici per escludere pericolose malattie, che possono tramettere, compresa una forma di paralisi. L’incidenza dell’infestazione da zecche dipende da temperatura, umidità e disponibilità di ospiti.

Per staccare le zecche dal corpo dell’animale bisogna prima anestetizzarle con un batuffolo di cotone imbevuto di alcool o olio per alcuni secondi, quindi con una pinzetta va afferrata il più vicino alla cute e estrarla girandola in senso antiorario, facendo attenzione ad estrarre anche il rostro della bocca inserito nella cute che altrimenti, se lasciato in sede, può provocare un piccolo granuloma con reazioni infiammatorie e spesso in ascessi; quindi si deve disinfettare la parte. Quando la zecca è stata estratta è opportuno bruciarla subito, e, non schiacciarla per terra perché questo le consentirebbe di continuare il suo ciclo naturale. La profilassi sanitaria necessita di un’azione antiparassitaria sull’animale (spray, polveri, bagni antiparassitari, ecc.) e nei luoghi contaminati; nelle aree in cui la presenza di zecche è elevata si può considerare la distruzione degli habitat del parassita (come erbacce e sterpaglie).

 

 

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