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Io
sono il Lupo / la fame è la mia compagna
la solitudine la mia sicurezza. / io giaccio di notte
freddo è il mio letto / il vento la mia coperta.
Io sono il silenzio / un’ombra nella foresta
impronte lungo il fiume.
La mia corsa è un lungo inseguimento / di scintille di fuoco
dalla pietra focaia della notte.
Io sono ucciso / ma mai distrutto / io sono il Lupo.
Benny
Lee Cames
Lo
abbiamo quasi portato all’estinzione, demonizzandolo nella
tradizione popolare e facendogli impersonare il male in tante fiabe,
a lui, il povero “lupo cattivo”. E invece, come tutti
gli altri animali selvatici, pur essendo un predatore è molto
timido e schivo nei confronti dell’uomo e arriva ad aggredirlo
solo per difendere se stesso o la prole; o in casi rari se affetto
da rabbia selvatica che lo spinge ad un comportamento anomalo. Non
a caso la condizione essenziale affinché i branchi di lupi
sopravvivano e si moltiplichino sta nella possibilità di
trovare luoghi boscosi isolati che possano essere un rifugio sicuro
durante il giorno.
Nel 1976 si stimò che in Italia fossero rimasti soltanto
un centinaio di esemplari di lupo selvatico e, anche se troppo tardi,
vennero promulgate le prime leggi per proteggerli. Nella convenzione
europea firmata a Ginevra nel 1982 il Canis lupus viene considerato
“specie gravemente minacciata”.
Oggi vivono in Italia circa 500 lupi: il miglioramento c’è
stato ma in effetti non come dovrebbe essere perché, malgrado
le leggi in vigore, continuano numerosi gli episodi di bracconaggio
(circa il 20 per cento della popolazione totale muore per i bocconi
avvelenati, nelle trappole o sotto i colpi dei fucili). Nelle zone
dove si pratica la caccia al cinghiale molti cacciatori vedono il
lupo come un nemico da abbattere perché toglie loro la preda;
non importa che il lupo abbia bisogno per sopravvivere di quella
preda che per l’uomo è solo un giocattolo.
Per
gli allevatori di bestiame domestico sicuramente la presenza del
lupo può essere un problema, ma ci sono cani come i pastori
maremmano-abbruzzesi, predisposti alla vigilanza, che sono in grado
di respingerlo. Meglio ancora, i recinti elettrici
sono un efficace dissuasore pur non essendo nocivi per la salute
degli animali.
Un altro fattore determinante che rallenta la crescita della popolazione
italiana dei lupi va ricercato nel fatto che sta aumentando la loro
area di distribuzione geografica: tutta l’area appenninica
partendo dalla Calabria, e la catena alpina fino al Piemonte. In
questo territorio diversificato la popolazione dei lupi tende però
a frammentarsi e disperdersi e le uccisioni si rivelano particolarmente
dannose perché interrompono una catena in evoluzione.
Il lupo, nelle diverse specie, in origine era distribuito in tutto
il Nord America, in Europa e in parte dell’Asia. La persecuzione
da parte dell’uomo lo ha fatto scomparire in buona parte degli
Stati Uniti, in Messico, nell’Europa centrale e anche in molti
territori dell’Asia. In Canada, in Alaska e nell’ex
Urss viene ancora oggi cacciato per la pelliccia. E' invece protetto
in molti paesi come Italia, Francia, Germania, Norvegia, Svizzera,
Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Cina, India, Nepal.
In altri, come Canada, Stati Uniti, Polonia, Bulgaria è in
parte cacciabile.
Il lupo appartiene alla famiglia dei canidi, è un animale
sociale che ha scarse probabilità di sopravvivere al di fuori
del branco. “La forza del lupo è il branco.
La forza del branco è il lupo” scriveva Kipling.
Un branco è composto mediamente da 4-10 esemplari, ovvero
una coppia, i cuccioli dell’anno e qualche figlio dei parti
precedenti. A volte si uniscono lupi provenienti da altri branchi.
Il territorio di un branco può essere molto grande: dai 250
ai 400 chilometri quadrati.
La caccia di solito si svolge in solitaria o in coppia ma, al momento
del riposo, anche tra una caccia e l’altra, il branco si riunisce
in luoghi sicuri.
La rigida gerarchia sulla quale si mantengono i rapporti tra i diversi
soggetti vale anche per la riproduzione: normalmente solo i due
capobranco possono accoppiarsi tra loro e c’è una sola
cucciolata l’anno. Gli altri si rendono utili contribuendo
tutti a nutrire la madre durante l’allattamento e i piccoli
dopo lo svezzamento.
Le prede naturali del lupo, a seconda della zona, sono cervi, alci,
renne, caprioli, cinghiali ma anche piccoli roditori e, all’occorrenza,
frutta e rifiuti dell’uomo. Di solito le prede sono gli animali
più deboli e anziani che più facilmente rimangono
vittima degli assalti. Anche in questo modo il lupo, eseguendo una
selezione, entra perfettamente nell’equilibrio naturale.
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