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"E'
una
faccenda complicata”- quella di scegliere il nome per i gatti
- di cui si occupò nel 1939 Thomas Stearns Eliot. Fu in quell’anno
che il grande poeta americano, inglese di adozione, Nobel per la
letteratura nel 1948, pubblicò Old Possum's Book of Practical
Cats (Il libro dei gatti pratici del Vecchio Possum), poi tradotto
in italiano come Il libro dei gatti tutto fare. Da questo libro,
una raccolta di poesie che raccontano la vita di gatti indafaratissimi
e misteriosi, fu tratto il celebre musical inglese intitolato Cats,
messo in scena per la prima volta a Londra nel 1981, e trasferito
più tardi nel cinema da Andrew Lloyd Webber (quello di Jesus
Christ Superstar).
E appunto in questo libro si trova…
“The
Naming of Cats”
"Il nome dei gatti" di Thomas
Stearns Eliot
E' una faccenda complicata mettere il nome ai gatti; non è
come uno di quei giochi che si fanno quando si è in vacanza.
Potete anche pensare, a prima vista, che io sia matto come un cappellaio,
quando io vi dico che un gatto deve avere tre nomi differenti.
Prima
di tutto quello che in famiglia potrà essere usato quotidianamente,
un nome come Pietro, Augusto, Alonzo, Giacomo, come Vittorio o Gionata,
Giorgio o Giacomo Vaniglia, tutti nomi sensati per ogni esigenza
corrente.
Ma se pensate che abbiano un suono più ameno,
ci sono nomi più fantasiosi: qualcuno adatto per gentiluomini,
altri più adatti alle signore:
nomi come Platone o Admeto, Elettra o Demetrio,
tutti nomi sensati a scopo da usare ogni giorno.
Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome che sia particolare,
un nome caratteristico,
e più dignitoso; come potrebbe, altrimenti,
mantenere la coda perpendicolare,
mettere in mostra i baffi o sentirsi orgoglioso?
E nomi di questo genere posso fornirvene molti,
nomi come Munkustrap, Quaxo o Coricopat,
come Bombalurina o Jellylorum,
nomi che mai possono appartenere
a più di un gatto alla volta.
Ma gira e rigira c’è ancora un nome che manca
quel nome che non potrete mai indovinare;
il nome che nessuna ricerca umana
potrebbe scovare
ma il gatto lo conosce,
anche se mai lo confesserà.
Quando vedete un gatto in profonda meditazione, la ragione, credetemi,
è sempre la stessa:
ha la mente perduta in estatica contemplazione
del pensiero, del pensiero,
del pensiero del suo nome:
del suo ineffabile effabile
effineffabile
profondo e inscrutabile unico Nome.
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