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Sta
diventando un vero e proprio flagello anche per la popolazione canina
italiana. La leishmaniosi si sta diffondendo in maniera esponenziale
su tutto il territorio, ben oltre i confini delle zone endemiche
individuate; si può dire senza purtroppo essere smentiti
che non esistono più zone sicure.
Si tratta di una malattia incurabile, infettiva e contagiosa. Si
cominciò a parlare di leishmaniosi canina nel 1900, poi vennero
segnalate molte altre specie contagiate, oltre ai cani.
A trasmetterla da un animale all’altro sono alcuni flebotomi,
quegli insetti che si nutrono di sangue. Genericamente noi parliamo
di zanzare ma in questo caso sono insetti molto più piccoli,
in particolare sono alcune specie come il Phlebotomus perniciosus,
detto anche pappatacio, il perfiliewi o il major
a diffondere la Leishmania infantum in Italia. Il
periodo pericoloso per il contagio è dunque quello primaverile-estivo
che va da maggio a ottobre. Di regola questi insetti pungono durante
la notte, ma con picchi anche subito dopo il tramonto e appena prima
dell’alba.
Numerosi sono i fattori che ne influenzano la diffusione: il tipo
di ambiente in cui l’animale vive o si trova a soggiornare
può essere più o meno adatto al proliferare dei flebotomi,
cosa che è stimolata anche dal caldo e dall’umidità.
Inoltre sono fondamentali le condizioni sanitarie nelle quali l’animale
si trova: la scarsa igiene, la malnutrizione certo non aiutano a
mantenerlo sano in ogni caso e tanto meno quando si parla di leishmaniosi.
Il randagismo poi è una piaga che, anche in questo ambito,
contribuisce a peggiorare la situazione. E certo, nella maggior
parte dei casi, non si può dire che le istitituzioni si impegnino
seriamente per affrontarlo nei modi giusti, e per prevenirlo.
Il quadro dei sintomi della leishmaniosi è talmente generale
da costituire anch’esso un limite per la diagnosi della malattia
che può facilmente essere confusa con altre. Nel cane si
manifesta nella forma generalizzata, detta «viscero-cutanea».
Possono riscontrarsi: perdita di peso e mancanza di appetito, lesioni
cutanee, rarefazione del pelo (in particolare sulla testa), comparsa
di squame biancastre, pallore delle mucose, febbre, problemi renali
che portano l’animale a bere ed urinare molto spesso; e ancora,
il cane si presenta stanco, insonnolito, demotivato rispetto agli
stimoli; può incominciare a zoppicare, a causa del coinvolgimento
dell’apparato muscolo-scheletrico; solitamente si ha anche
una crescita abnorme delle unghie.
Alcuni animali possono essere portatori sani e non sviluppare la
malattia ma comunque trasmetterla ad altri.
E' fondamentale rivolgersi al veterinario anche per il minimo dubbio.
La complessità dei sintomi fa sì che per una diagnosi
precisa spesso sia necessario eseguire le analisi del sangue relative
(che, è importante dirlo, non sono costose).
Ma veniamo al punto più spinoso: la leishmaniosi, come detto,
a tutt’oggi è incurabile e per essa non esiste vaccino.
Va da sé che l’unica possibilità di fronteggiarla
è quella di attivare un’attenta prevenzione. Anche
qui va detto che niente garantisce al cento per cento di riuscire
ad evitare le punture degli insetti, ma esistono in commercio alcuni
prodotti repellenti che si sono dimostrati efficaci.
In particolare quelli a base di deltametrina (Scalibor
Protector Band®, un collare che, una volta applicato, è
efficace per tutto il periodo rischioso); e quelli a base di permetrina
(Exspot®, gocce spot-on, e Advantix® gocce spot-on).
Recentemente è stata avanzata l’ipotesi che il consumo
giornaliero dell’olio di aglio come integratore
alimentare quotidiano possa, anch’esso, proteggere il cane
dalle punture dei flebotomi.
Ancora
parlando di prevenzione, si dovrebbero trattare con i prodotti repellenti
sia gli animali infetti e sintomatici sia quelli che non hanno sintomi,
ma che possono trasmettere la malattia; e, naturalmente, andrebbero
protetti tutti quelli non infetti.
Un altro elemento da non sottovalutare è che, trattandosi
di malattia progressiva, quanto più tempestivamente si riesce
ad intervenire con le cure, migliore è la risposta. Anche
se non è possibile arrivare alla guarigione, attraverso dei
cicli di terapia, si possono garantire all’animale condizioni
di vita accettabili. Per questo si consiglia caldamente di tenere
sotto controllo l’animale con dei controlli periodici che
prevedano anche le analisi del sangue.
Chi
ha visto un cane morire di questa malattia sa quanto sia terribile
e quanto la piccola noia di un controllo in più o la spesa
per l’acquisto dei prodotti repellenti siano davvero poca
cosa per il bene dei nostri fedeli amici.
Qualcuno ha parlato di soppressione degli animali infetti ma, a
parte che ormai, data la diffusione, sarebbe una vera strage, anche
secondo gli studiosi (Catarsini, 1989) “finché esisteranno
cani randagi o inselvatichiti e ratti, è del tutto inutile
e anche illusorio e delittuoso pensare di combattere la leishmaniosi
uccidendo cani domestici nei quali è stata accertata la malattia”.
Non resta che prevenire. Per questo si consiglia di tenersi informati
sull’argomento. Il sito internet italiano più accurato
è attualmente:www.leishmania.org
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