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Intelligente,
furbo, indipendente, elegante, curioso, misterioso… E' il
gatto. Quella cosa pelosa e morbida che ci aspetta a casa per salutarci
con la coda dritta, che la mattina controlla se siamo svegli mettendoci
la zampetta negli occhi, che ci fa inciampare mentre ci muoviamo
in casa perché lui ha più fame di noi e ce ne dobbiamo
accorgere. Ed è sempre lui che ci sfilaccia le tende di lino,
che si fa le unghie sul divano nuovo, che si aggancia alle nostre
calze, ai pantaloni (quelli "buoni" naturalmente). E poi
ci sale in braccio strusciandoci addosso il musetto baffuto, e fa
quei rumori che si chiamano fusa e che ci fanno sciogliere di tenerezza
e ci fanno capitolare fra le sue grinfie per la vita.
Trattasi
di un animale da compagnia, il più diffuso nelle nostre case
occidentali insieme al cane, il Cattus
o Felis, se vogliamo usare i nomi scientifici.
Il suo bisnonno, invece, si chiamava miacis,
era un mammifero primitivo che viveva quaranta milioni di anni fa,
dopo la scomparsa dei dinosauri, arrampicandosi agile sugli alberi
e cacciando abilmente le sue prede.
Suoi
cugini, del nostro amico di oggi, sono gli altri gatti più
grossi e "cattivi" di lui: il leone, la pantera, la lince,
il ghepardo. Oggi nel modno vivono circa quaranta diverse specie
di felidi. Lui, quello che vive con noi (e però anche senza
di noi), in realtà si chiama micio, discende dalal sottospecie
del gatto ocreato e si chiama precisamente Felis ocreata
catus. Ha tanti fratelli, circa un centinaio (tante
sono le razze attualmente esistenti), sparsi nel mondo, più
o meno pelosi, di tanti colori, ma sempre tutti con lo stesso sguardo
"felino".
Non
è possibile diire quando iniziò il processo di addomesticazione
dell'animale, anche se pitture rupestri e ritrovamenti di gatti
mummificati fanno risalire il rapporto tra uomo e gatto a 4500 anni
fa. Fu il gatto però a scegliere questa convivenza, forse
attratto dai topi che tendevano a vivere vicino all'uomo, o meglio
vicini alle sue provviste alimentari. C'è un libro di Ruyard
Kipling, "Il gatto che se andava da solo", che
già solo nella frase d'inizio la dice tutta riguardo alla
scelta della convivenza uomo/gatto (pardòn: gatto/uomo):
"Non sono un amico e non sono un servo, io sono il gatto che
cammina da solo, tutti i posti sono uguali per me, e voglio entrare
nella tua caverna".
Nei
secoli ha avuto più amici o più nemici a seconda del
periodo storico-culturale, della moda… E' stato adorato dagli
antichi Egizi (che lo importarono dall'Etipia e lo chiamarono miu,
emu o mau) perché sacro alla divinità
Basteje. Lo storico Erodoto ci racconta che quando i gatti morivano
di morte naturale gli Egizi si radevano le sopracciglia in segno
di lutto; e, ad esempio durante un incendio, nelle loro case i primi
ad essere messi in salvo erano i gatti.
Secondo Diodoro Siculo, il re Tolomeo, malgrado volesse mantenere
buoni rapporti con Roma, non poté risparmiare la morte ad
un romano che volontariamente ne aveva ucciso uno.
Anche i popoli islamici amarono sempre i gatti, a cominciare da
Maometto. In molti aneddoti che lo riguardano si narra della sua
simpatia per loro, in particolare per la sua gatta Muezza: pare
che un giorno questa gli sonnecchiava accanto sdraiata su un lembo
della sua tunica di lana e, quando il profeta dovette alzarsi, pur
di non scomodarla decise di tagliare quelal parte di stoffa.
Da quanto si evnice dai testi antichi, sembra che anche in India
questo animale sia sempre stato rispettato.
Etruschi e Romani, che lo conobbero perché importato dall'Egitto,
ci convivevano molto bene: teneva lontani i topi.
Sono
le genti vissute nel Medioevo che invece demonizzarono e perseguitarono
in ogni modo i gatti. Il cattolicesimo diffuse la credenza che il
gatto fosse un animale del demonio, e che pertanto doveva fare la
stessa fine delle sue amiche streghe. E allora via a torturare e
bruciare vivi tutti i gatti che si incontravano, con un pizzico
di sadismo in più per quelli neri.
Fortunatamente, nei secoli che succedettero, particolarmente nel
Settecento, si tornò a comprendere il valore di quetso animale,
soprattutto nell'equilibrio della natura (i pifferai magici, quelli
buoni ad allontanare i topi, erano rari!).Nell'Ottocento poi divenne
addirittura di moda avere un gatto in casa.
Ancora
oggi però, nell'immaginario collettivo i mici sono legati
alle superstizioni: in alcuni paesi sono sinonimo di brutti presagi,
in altri si ritiene portino fortuna. In Birmania, per esempio, sono
considerati sacri.
Sta
di fatto che attualmente il gatto, pur nell'indipendenza che da
sempre lo contraddistingue, è compagno di vita di tantissime
famiglie. E ben ricambia chi lo sceglie e, soprattutto, si fa scegliere.
E' ormai provato scientificamente il beneficio che gli uomini possono
trarre dalla vicinanza di un animale domestico.
Un
caso a parte sono i gatti randagi che più facilmente di altri
rischiano ogni giorno la vita inciampando nella stupidità
umana. Le cosiddette gattare, che si occupano di
loro, sono spesso mal considerate e anche oggetto di dispetti -
chiamiamoli così -, quasi sempre ai loro protetti.Non si
può ignorare, ad esempio, che Orvieto, città storica,
città d'arte, città internazionale, è anche
una delel città in cui muoiono moltissimi gatti a seguito
di avvelenamenti e altre atroci crudeltà (due anni fa un
gattino è stato bruciato vivo in pieno centro storico!).
Quanti stermini realizzati con tecniche davvero "sofisticate":
appetitosi bocconi con dentro spugna fritta (che poi si rigonfia
nello stomaco e lo fa letteralmente crepare) e pezzi di vetro, oppure
conditi con veleni che oggi dovrebebro essere introvabili, come
la stricnina. E quando qualcuno si decide a denunciare i responsabili
di uccisioni e maltrattamenti di ogni genere ai danni di poveri
animali, chissà mai perché, è tanto difficile
ottenerne la condanna. Da ricordare il caso di un signore - si fa
per dire - orvietano che fu denunciato dai suoi vicini di casa di
piazza XXIX Marzo per aver praticato vere e proprie sevizie ai gatti
della zona. Molti (cosa che tra l'altro si verifica raramente) erano
coloro che decisero di testimoniare contro di lui. Eppure risultò
che di concreto non c'era nulla per provarne la colpevolezza. A
parte i cadaveri dei gatti! Ma questa è tutta un'altra storia…
Il discorso del randagismo, insieme alle leggi che lo regolano,
è ampio e meriterebbe una trattazione a parte.
Triste
constatazione, ma quando si parla di animali è inevitabile
trovarsi davanti sempre entrambi i lati della medaglia. Da una parte
quello che loro sono di per sé e nell'ecosistema, insieme
a tutto ciò che (chissà mai perché) offorno
a noi esseri umani; dall'altro quello che molti di noi fanno costantemente
per sterminarli.
Comunque,
che noi lo vogliamo o no, i gatti continueranno ad esistere. Belli
ed eleganti come tante statue d'artista, vicini a noi eppure così
distanti. nella loro fierezza sembar custodito il segreto che non
riusciamo a comprendere e che li rende tanto misteriosi e
affascinanti. Forse più che di un segreto si potrebbe trattare
del fatto che , per quanto noi uomini possiamo maltrattarli e ucciderli,
non riusciremo mai a dominarli. E questo vale più che per
qualsiasi altro animale domestico. Il loro sguardo parla chiaro:
non saranno mai nostri.
E'
stato scritto che "se fosse possibile dotare i gatti di
ali, essi non si accontenterebbero di essere uccelli; sarebbero
angeli (Dick Shawn)". Alla faccia di chi lo voleva, e
di chi li vuole ancora oggi, morti!
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