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La
sensibilità nei confronti dei diritti degli animali sta maturando
in maniera sempre più diffusa anche in Italia, sebbene questi
siano ancora, quotidianamente, oggetto di maltrattamenti di ogni
genere. Il solo fatto però che se ne parli dimostra la crescente
attenzione sull’argomento. Molti maltrattamenti spesso avvengono
anche per ignoranza, per l’incapacità di comprendere
profondamente gli effetti di ciò che si sta facendo, per
l’incapacità di “mettersi nei panni” di
chi si sta torturando.
La questione del “benessere animale” è un tema
che ha stimolato riflessioni fin dall’antichità ma
in epoca moderna, nella società occidentale, se ne è
cominciato a parlare concretamente intorno agli anni Sessanta. Un
fatto in particolare fu molto importante: la pubblicazione del libro
“Animali Macchine” di Ruth Harrison nel 1964, che poneva
l’accento sulle condizioni di vita degli animali negli allevamenti
intensivi. La reazione dei lettori fu tale da suscitare un grande
clamore al riguardo e, in seguito a questo, il governo inglese decise
di commissionare un rapporto scientifico su questo problema. Tale
rapporto, chiamato “Brambell Report”
e scaturito da approfonditi studi di etologia, fu pubblicato nel
1965. Oltre ad essere uno dei primi documenti ufficiali relativi
al benessere animale, vi si parla per la prima volta del principio
delle cinque libertà per la tutela del benessere animale.
Innanzitutto è necessario dare una definizione, e si può
fare riferimento a quanto enunciato dagli studiosi stessi.
“Il benessere è uno stato di salute completo, sia
fisica che mentale, in cui l’animale è in armonia con
il suo ambiente” (Hughes, 1976).
“Il benessere di un organismo è il suo stato in
relazione ai suoi tentativi di adattarsi all’ambiente"
(Broom, 1986).
“Per benessere, in base alle definizioni dell’OMS
(organizzazione Mondiale della Sanità), si intende ‘lo
stato di completa sanità fisica e mentale che consente all’animale
di stare in armonia con il suo ambiente’. In questa definizione,
tra le molte proponibili, sono indicati gli elementi basilari per
giudicare il benessere degli animali: l’aspetto clinico, quello
mentale e psicologico, e l’ambiente” (Enrico
Moriconi, medico veterinario presidente Asvep, 1999).
Parlare di benessere - sempre citando il dott. Moriconi - porta
a considerare quello di cui l’animale ha bisogno ed è
pertanto diventato usuale parlare del benessere a partire dai bisogni,
cioè delle condizioni che è indispensabile garantire
agli animali. Questi bisogni sono stati sintetizzati appunto nel
Brambell Report sotto il nome delle “cinque libertà”
da garantire agli animali:
1) Libertà dalla fame, dalla
sete e dalla cattiva nutrizione,
mediante facile accesso all'acqua fresca e a una dieta in grado
di favorire lo stato di salute.
2)
Libertà di avere un ambiente fisico
adeguato, comprendente ricoveri
e una zona di riposo confortevole.
3)
Libertà dalle ingiurie, malattie, ferite
e traumi, attraverso la prevenzione
o la rapida diagnosi e la pronta terapia.
4)
Libertà di manifestare le caratteristiche
comportamentali specie-specifiche normali,
fornendo spazio sufficiente, locali appropriati e la compagnia di
altri soggetti della stessa specie.
5)
Libertà dal timore,
assicurando condizioni che evitino sofferenza mentale.
Superficialmente, l’idea che gli animali
debbano poter usufruire di tali diritti elementari sembrerebbe ovvia
a chiunque. Ma la realtà è ben lontana. Per capire
meglio, con un esempio concreto, se prendiamo in considerazione
gli allevamenti (particolarmente quelli intensivi), argomento dal
quale scaturì la necessità di approfondire, è
evidente anche ad un’analisi superficiale come ancora oggi
nessuna delle “cinque libertà” sia rispettata.
Agli animali non è permesso esprimere alcun comportamento,
il cibo loro fornito è quasi sempre pessimo - quando non
è addirittura nocivo per loro e per chi si nutre di loro
-, l’ambiente di vita è a dir poco terribile, e non
certo “adeguato”; e, infine, lo stress e lo strazio
causati non soltanto dalla vita che sono costretti a vivere, ma
anche dai trasporti e dalla macellazione, sono paragonabili solo
alle situazioni tragiche vissute dagli esseri umani deportati nei
campi di concentramento.
La
celebre scrittrice francese Marguerite Yourcenar
ha scritto: “Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero
meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla
morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l’abitudine
ai furgoni dove gli animali agonizzano senza cibo e senz’acqua
diretti al macello”.
E' un argomento che richiede fatica per poter essere affrontato,
ma è importante farlo. Ed è importante capire che,
anche senza arrivare agli allevamenti intensivi, riflettere almeno
su queste “cinque - minime - libertà” ci permetterebbe
di essere più critici e attenti nelle tante situazioni di
vita degli animali in cui ci imbattiamo quasi quotidianamente.
in
alto: René Magritte -"La grande famiglia", 1963
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