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campagna "Attenti all'uomo!"

 

 

Bocconi avvelenati    (PRIMA PARTE)

imparare a difendersi


Il fenomeno dei cosiddetti bocconi avvelenati è purtroppo sempre attuale. Moltissimi animali di affezione e chissà quanti selvatici muoiono ogni anno in maniera atrocemente dolorosa.
Diverse sono le tipologie di avvelenamento, quelle che producono un maggior numero di vittime sono schematizzabili in: fenomeni urbani (spesso solo crudeli dispetti tra vicini), lotte tra tartufai con avvelenamenti mirati; e poi una specie di assurda “bonifica” attuata nelle zone di ripopolamento di fauna da soggetti legati al mondo venatorio, che agiscono illegalmente per sopprimere animali che potrebbero cibarsi di prede di caccia per l’uomo. I periodi in cui si riscontra il maggior numero di avvelenamenti è infatti proprio l’inizio della primavera che corrisponde al rilascio della selvaggina.

Il diffuso malcostume di seminare esche avvelenate è tra l’altro inefficace per contrastare gli animali cosiddetti “nocivi”. Le volpi, tra i più temuti, molto difficilmente mangiano questi bocconi, che invece sono una ghiottoneria per cani, gatti e moltissime specie di piccoli animali selvatici i quali a loro volta sono preda di altri animali. In questo modo la catena di avvelenamenti può essere lunghissima e colpire l’intero ecosistema di una zona.

Attenzione
Sia in città che durante le passeggiate in campagna o nei boschi, è sempre necessario tenere sotto controllo i nostri animali (e i nostri bambini, che potrebbero anche loro raccogliere materiale velenoso), facendo attenzione, per quanto possibile, che non ingeriscano nulla di ciò che trovano in giro.
I cani dovrebbero essere educati a non raccogliere cibo in giro, ma a volte le esche avvelenate sono preparate talmente appetitose che è difficle resistere anche per cani bene educati.
Per ogni evenienza, sarebbe bene avere sempre con sè un sacchettino con del sale che, in caso di sospetto avvelenamento, è un rimedio efficacie per far vomitare subito l’animale (vedi sotto).

Veleni e sintomi
I veleni neurotropi sono: metaldeide (es. lumachicida), stricnina, diserbanti per agricoltura. Se vengono ingeriti, i primi sintomi si manifestano dopo mezz’ora ed entro le due ore (quando il cane può anche essere già morto). I principali sintomi che devono allarmarci sono: salivazione eccessiva, tremori muscolari, vomito, perdita di feci, incapacità a mantenere l’equilibrio, crisi convulsive.
Con questi tipi di veleno, data le velocità con cui agiscono, è difficile riuscire a salvare gli animali. Le probabilità di riuscirci dipendono evidentemente dalla tempestività con cui si interviene.
I veleni emorragici (es. dicumarolo, il veleno per topi) sono concepiti per avere effetti ritardati, iniziano a creare problemi dopo un paio di giorni dall’ingestione, ma solitamente solo dopo quattro o cinque giorni i sintomi sono evidenti: pallore delle mucose, respirazione difficoltosa, affaticamento, petecchie, perdita di sangue dal naso o dalla bocca, tosse, gonfiori improvvisi agli arti; non c’è mai vomito.
I sintomi di questi tipi di veleno sono abbastanza subdoli e a volte, quando ci si rende conto, le condizioni dell’animale sono ormai troppo gravi.

Cosa fare
In caso di sospetto avvelenamento rivolgersi immediatamente al proprio veterinario. Se ci fossero difficoltà a reperire il professionista privato, è bene ricordare che le Asl veterinarie hanno un servizio di reperibilità 24 ore su 24 (il recapito del medico di guardia viene fornito dal centralino del soccorso sanitario); anche se va detto che purtroppo i veterinari del servizio pubblico raramente sono tempestivi nell’intervenire.
Anche solo nel dubbio che l’animale possa aver ingerito sostanze velenose, è sempre bene cercare di farlo vomitare SUBITO. Basta un cucchiaio di sale: si deve aprirgli la bocca e mettere il sale direttamente nella gola, in modo che il cane lo inghiotta.
Anche se intuitivamente potrebbe sembrare utile, NON DARE MAI LATTE all’animale.
Cercare inoltre di mantenere il soggetto tranquillo, evitandogli stimoli di ogni genere che potrebbero scatenare crisi convulsive.

l'immagine in alto è quella della campagna "Attenti dell'uomo" di iniziativa del Movimento U.N.A.

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